L'estasi del distacco
"Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie."
C'è un errore che commettiamo spesso: credere di essere il ramo. Credere che la struttura, il nome che portiamo o il posto che occupiamo nel mondo siano la nostra sostanza immutabile.
L'illusione dell'Io
Jacques Lacan ci direbbe che l’Io è solo un vestito preso in prestito, una maschera che indossiamo con cura per non guardare il vuoto che abbiamo sotto i piedi. Noi non siamo l’albero. Noi siamo quel brivido di sospensione, quella vibrazione precaria di chi è appeso a un filo di linguaggio, prigioniero di un desiderio che non gli appartiene mai del tutto.
Abitare il limite
Stare come foglie significa abitare il limite. La tragedia non è cadere; la tragedia è passare la vita a irrigidirsi per paura del vento, dimenticando che la nostra unica verità sta nel distacco. Il "Reale" non è il terreno dove finiremo, ma quel brivido assoluto che proviamo quando il vento tira forte e sentiamo, finalmente, di non avere più appigli.
Siamo fatti di mancanza. Siamo soggetti che oscillano tra l’attesa del crollo e la pretesa di restare. Ma è solo in quel vacillare, in quella fragilità che non ammette repliche, che smettiamo di essere "qualcosa" e iniziamo, finalmente, a essere.
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