Basta che prenda aria: storia delle Baby Cages

Dalle Baby Cages alla gabbia della performance: il bisogno di sicurezza

Nel 1884, il pediatra americano Luther Emmett Holt pubblica The Care and Feeding of Children, un manuale destinato a diventare la bibbia delle madri della buona società. Tra i vari capitoli, ce n'è uno intitolato "Airing", arieggiare. Holt scrive che l'aria fresca è necessaria per "rinnovare e purificare il sangue", migliorare l'appetito e la digestione. Si gettano così le basi per quelle che diverranno famose come Baby Cages: i bambini, insomma, vanno esposti agli elementi. Come i tappeti.

L'invenzione delle Baby Cages: la gabbia sospesa

L'idea attecchisce. Nel 1922, Emma Read di Spokane brevetta la portable baby cage: una gabbia di rete metallica da appendere fuori dalla finestra per farci stare i neonati. Il fenomeno esplode nella Londra degli anni Trenta. Il Chelsea Baby Club distribuisce le gabbie alle famiglie che vivono ai piani alti senza giardino.

I giornali rassicurano: "Non c'è il minimo pericolo che la gabbia cada dalla finestra."

Le intenzioni erano le migliori possibili

Ma nessuno, apparentemente, si chiedeva cosa provasse un bambino di pochi mesi sospeso nel vuoto. Il terrore, il freddo, la solitudine.

Si soddisfaceva un presunto bisogno fisico, l'ossigenazione, ignorando completamente il bisogno di sicurezza, di contenimento, di presenza.

Oggi ci sembra assurdo. Ma spesso mi chiedo se, per alcuni aspetti, siamo davvero così diversi quando analizziamo lo sviluppo psichico nell'ambito della psicoterapia moderna.

La gabbia della performance

Penso a certe palestre e a certi campi dove vedo bambini di otto anni in tutina tecnica, cronometrati, corretti, valutati. "L'importante è che si muova", dicono i genitori. Come se il movimento fosse un indicatore da ottimizzare, non un'esperienza da vivere. Come se l'attività motoria esistesse separata dal piacere, dalla relazione, dal gioco. Questo è un tema che tratto spesso nel mio lavoro di psicologia dello sport.

La gabbia dell'efficienza

E penso a certe case dove il doposcuola è una catena di montaggio: compiti, ripetizioni, inglese, musica. "L'importante è che studi." Come se riempire la testa di nozioni bastasse a costruire un pensiero.

A volte le gabbie cambiano forma, ma le logiche no. Il bisogno di contenimento emotivo rimane il pilastro fondamentale della crescita.

Supporto Psicologico a Pescara

A cura del Dott. Massimiliano Di Liborio
Psicologo e Psicoterapeuta a Pescara

  • Sostegno alla genitorialità
  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Consulenza sportiva per giovani atleti

Chi sono | Prenota un colloquio

Contatti

Ricevo su appuntamento, anche online.

Seguimi sui social

Iscritto all’Albo degli Psicologi
della Regione Abruzzo n. 2401 P.i. 02107080687

© 2025 massimilianodiliborio.it | Cookie Policy (UE)

Torna in alto