Dalle Baby Cages alla gabbia della performance: il bisogno di sicurezza
L'invenzione delle Baby Cages: la gabbia sospesa
L'idea attecchisce. Nel 1922, Emma Read di Spokane brevetta la portable baby cage: una gabbia di rete metallica da appendere fuori dalla finestra per farci stare i neonati. Il fenomeno esplode nella Londra degli anni Trenta. Il Chelsea Baby Club distribuisce le gabbie alle famiglie che vivono ai piani alti senza giardino.
I giornali rassicurano: "Non c'è il minimo pericolo che la gabbia cada dalla finestra."
Le intenzioni erano le migliori possibili
Ma nessuno, apparentemente, si chiedeva cosa provasse un bambino di pochi mesi sospeso nel vuoto. Il terrore, il freddo, la solitudine.
Si soddisfaceva un presunto bisogno fisico, l'ossigenazione, ignorando completamente il bisogno di sicurezza, di contenimento, di presenza.
Oggi ci sembra assurdo. Ma spesso mi chiedo se, per alcuni aspetti, siamo davvero così diversi quando analizziamo lo sviluppo psichico nell'ambito della psicoterapia moderna.
La gabbia della performance
Penso a certe palestre e a certi campi dove vedo bambini di otto anni in tutina tecnica, cronometrati, corretti, valutati. "L'importante è che si muova", dicono i genitori. Come se il movimento fosse un indicatore da ottimizzare, non un'esperienza da vivere. Come se l'attività motoria esistesse separata dal piacere, dalla relazione, dal gioco. Questo è un tema che tratto spesso nel mio lavoro di psicologia dello sport.
La gabbia dell'efficienza
E penso a certe case dove il doposcuola è una catena di montaggio: compiti, ripetizioni, inglese, musica. "L'importante è che studi." Come se riempire la testa di nozioni bastasse a costruire un pensiero.
Supporto Psicologico a Pescara
A cura del Dott. Massimiliano Di Liborio
Psicologo e Psicoterapeuta a Pescara
- Sostegno alla genitorialità
- Psicologia dell'età evolutiva
- Consulenza sportiva per giovani atleti
