I tre bambini di Lebovici: il bambino immaginario, fantasmatico e reale

I tre bambini: immaginario, fantasmatico e reale

Nella pratica clinica con genitori e famiglie, mi capita spesso di tornare a una distinzione proposta dallo psicoanalista Serge Lebovici: nella mente di ogni genitore coesistono sempre tre bambini diversi. Il primo è il bambino immaginario, il secondo è il bambino fantasmatico, il terzo è il bambino reale. Riconoscerli è forse il primo atto di vera cura.

Il bambino immaginario

Il bambino immaginario è il figlio della gravidanza cosciente, il bambino "ideale". È sano, bello, intelligente, destinato alla felicità. È il depositario di tutte le nostre speranze, il figlio che immaginiamo mentre guardiamo l'ecografia, mentre scegliamo il nome, mentre prepariamo la cameretta.

Questo bambino immaginario ci accompagna per tutta la gravidanza e spesso anche dopo. È fatto di aspettative, di sogni, di proiezioni consapevoli. Non c'è nulla di patologico in lui: ogni genitore lo costruisce, ed è parte naturale dell'attesa.

Il bambino fantasmatico

Il bambino fantasmatico è diverso. Abita nell'ombra del nostro inconscio. È modellato dalle nostre ferite antiche, dalle perdite che abbiamo subito, dai sogni che non abbiamo realizzato, dalle nostre storie familiari, dai nostri fantasmi.

Senza saperlo, carichiamo su di lui un compito immane: riparare ciò che si è rotto prima di lui. Deve riuscire dove noi abbiamo fallito, deve risarcirci del dolore provato. Questo bambino è invisibile alla coscienza, ma potentissimo nei suoi effetti.

Un genitore che non ha potuto studiare potrebbe caricare il figlio dell'obbligo di eccellere a scuola. Un genitore che ha sofferto di solitudine potrebbe pretendere che il figlio sia sempre circondato di amici. Sono richieste mute, mai esplicitate, ma che il bambino percepisce.

Il bambino reale

E poi c'è il terzo. Il bambino reale. Quello che urla quando vorremmo dormire, che ha un temperamento che non avevamo previsto, che magari è timido quando lo volevamo audace, o vivace quando lo sognavamo calmo. È Paolo, Marco, Giulia. È il bambino che non coincide con nessuna fantasia e che per alcuni aspetti può deluderci.

Il bambino reale ha un suo carattere, le sue preferenze, i suoi limiti. Non è il prolungamento dei nostri desideri, ma un soggetto separato, con una propria traiettoria.

Lo scarto tra bambino immaginario e reale

Uso questa parola forte, "delusione", perché è necessaria. Il lavoro psichico della genitorialità non consiste nel sovrapporre il figlio ideale a quello reale, ma nell'accettare lo scarto che passa tra i due.

Sembra indecente parlarne: il lutto per il bambino perfetto che non è mai nato. Se non elaboriamo questo lutto, non lasciamo andare l'immagine idealizzata. Restiamo aggrappati al bambino immaginario e non riusciamo a vedere quello che abbiamo davvero davanti.

Questo diventa particolarmente evidente in adolescenza, quando il figlio reale si allontana ancora di più dall'immagine che ci eravamo costruiti. L'adolescente rivendica la propria differenza, a volte in modo brusco, e questo può riattivare la ferita dello scarto.

Amare il figlio per quello che è

Tollerare che il figlio sia "altro" da noi può essere complesso. Amare un figlio non è amare l'idea che ci siamo fatti di lui. È avere il coraggio di guardare il bambino reale, nella sua irriducibile unicità. Amarlo non per chi dovrebbe essere, ma per quello che è.

Questo passaggio, dal bambino immaginario al bambino reale, è uno dei compiti più difficili e più importanti della genitorialità. Non si compie una volta per tutte: va rinnovato a ogni fase della crescita.

Sostegno alla genitorialità

Se stai attraversando un momento di difficoltà nel rapporto con tuo figlio, un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio per riconoscere questi aspetti e trovare un nuovo equilibrio.

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